About me




In mezzo agli oggetti antichi ci sono cresciuta.

Mio padre non era un antiquario, ma un appassionato di numismatica che insieme ad altri pochi collezionisti, la domenica mattina, allestiva il suo banchetto sotto uno dei quattro portici, che delimitano gli angoli della piazza Mazzini di Catania.





Col passare del tempo, a questo esiguo gruppo si unirono collezionisti di libri e oggetti di un certo interesse e mio padre iniziò a portare a casa ferri da stiro a carbone, lumi ad olio, pennini, portapenne di legno, riviste e libri. 

Ero talmente curiosa, già da bambina, che scrutavo tutto con attenzione, cercando di immaginare un mondo tanto diverso da quello che conoscevo io.

Non passò molto tempo e la piazza fu invasa da gente che cercava di vendere ogni sorta di oggetto “vecchio” e senza valore; tutta roba che avrebbe trovato una giusta collocazione in qualsiasi cassonetto della città e che invece, se ne stava in bella mostra, magari buttato sopra un lenzuolo lurido, accanto ai soliti banchetti dei collezionisti veri.
Alla fine, il Comune decise di far smantellare tutto, ma offrì un’altra sistemazione in piazza Carlo Alberto e cioè il luogo che ogni giorno accoglieva ( e accoglie ancora ) il mercato storico della città. 

Oggi  bancarelle e lenzuoli sudici si sono moltiplicati, tanto da costringere alcuni a spostarsi in aree vicine, adibite a posteggi all’aperto durante la settimana.
Mio padre adesso ha il suo banchetto là: lo preferisce, perché dice che è più tranquillo e forse gli ricorda un poco la quiete di quegli anni tanto lontani.
Ha guidato gli autobus cittadini per più di trent’anni e odiava il suo lavoro; non gli piaceva neanche passare del tempo con noi e infatti non lo faceva mai, ma quella sua passione se l’è tenuta stretta tutta la vita e credo che andrà a montare il suo banchetto, all’alba di ogni domenica mattina, finché avrà la forza per farlo.

Diventata grande, mi sono chiesta tante volte se l’attrazione che provavo per questi oggetti antichi, il desiderio di conoscere i ricordi legati ad essi, non fosse un tentativo di entrare in contatto con lui: non lo so, non me lo chiedo più.
Quella che vedo oggi è la medesima curiosità della bambina di allora, mentre sfoglio una rivista femminile del 1952 o un giornaletto del 1970.

Non saprei dire quante persone saltano sulla sedia per l’entusiasmo, guardando la pubblicità anni ’50 della Palmolive o che si divertono a leggerle tutte per scoprire quanto fossero diverse le soluzioni cosmetiche offerte o, peggio ancora, che si crucciano di non poter leggere gli ingredienti di una saponetta, per capire come mai sessant’anni fa lavarsi il viso con quel tipo di prodotto facesse tanto bene ed oggi non più e infine, non saprei dire quante persone leggono in una pubblicità di legumi in scatola, la descrizione di tutti gli stereotipi legati alla donna, meglio che in un saggio sull’argomento.

Ignoro quanti individui possano ritrovarsi nella descrizione appena fatta o quanta curiosità possa suscitare il passato, in una società sparata come un proiettile nel futuro.
A me piace ancora voltarmi  e curiosare nel passato, scoprire come sono nate le cose… pensateci un solo momento!
Chi vi suscita più emozioni? Il brand Chanel o la storia di mademoiselle Coco che con il suo “piccolo nero” creò il mito?

Ecco allora, per la vostra delizia ( e per la mia ), tutte le curiosità dal passato che riuscirò a portare sul blog!

Buon divertimento!

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